domenica 30 maggio 2010
Commento sul ddl anti-intercettazioni
Si parla sempre principalmente, nell'ambito della legge anti-intercettazioni, delle norme contro la libertà di pubblicazione delle inchieste giudiziarie, o di limiti pesantissimi al loro svelamento, mentre spesso si sorvola, o si passa in second'ordine la prima parte del ddl, quella che prevede tali e tanti vincoli e paletti di vario genere allo scopo di ostacolare e ridurre drasticamente la possibilità di servirsi dello strumento delle intercettazioni e al loro utilizzo una volta raccolte, che alla fine, anche se si riusciranno a pubblicare più o meno legalmente, di quanto commesso dalle varie cricche da sapere (e purtroppo anche da poter legalmente perseguire) resterà ben poco. L'attacco alla libertà d'informazione , gravissimo e del tutto anticostituzionale, potrà magari in qualche modo essere cxontrastato col ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo o alla nostra Corte Costituzionale, o appooggiandosi alla stampa estera o con Internet: anche se tentano di imbavagliare la rete, varchi se ne troveranno sempre, ma se le intercettazioni non verranno nella maggior parte dei casi più compiute, o quelle compiute risulteranno non utilizzabili a norma di legge, allora davvero sarà impossibile conoscere e perseguire ogni sorta di malefatte. E allora, come ai tempi di un certo ventennio cui sembrano ispirarsi alcuni protagonisti di oggi, si "verificherà" una quasi scomparsa di molti reati, in una società in cui ancor più di ieri apparire significa essere, e in cui perciò ciò che non appare semplicemente non è dato; se un comportamento di tipo delinquenziale non è rilevabile, è come se non esistesse e quindi anche il reato non sussiste. Rilevare questo aspetto della legge in corso di approvazione " ad (criminis) libertatem", che rappresenta un pericolo maggiore dell'altro, anche se meno immediatamente evidente alla pubblica opinione, significa anche svelare il piano che lo sottende implicitamente, di aiuto obiettivo, oltre che alla Casta, alla stessa criminalità organizzata di tipo mafioso (checchè ne dica Alfano), forse anche a continuazione del patto tra questa e lo stato,. Inoltre, a giustificazione di queste norme, è più difficile addurre dei pretesti come la pretesa salvaguardia della privacy nei confronti dell'opinione pubblica: infatti si parla per lo più di "tetto alla spesa", come se altri strumenti di indagine, ancorchè praticabili, fossero più economici: oppure pensiamo che, siccome perseguire i reati costa, in termini di processi, carcerazioni, ecc. convenga astenersi da qualunque attività investigativa-repressiva. Per ragioni di bilancio, naturalmente, per non finire come la Grecia, ma allo stesso tempo anche in nome di un principio alto e nobile quale il "garantismo": peccato che un valore altamente democratico sia invocato, a travisamento del suo significato legalitario, solo al fine di garantire la libertà di continuare a compiere atti illegali o criminosi continuando a restare impuniti, oltrechè ad apparire spesso cittadini encomiabili.
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