martedì 10 agosto 2010
Dissenso nel Pdl
Fini ostenta sicurezza e ottimismo. Ma l'ha fatto anche il giorno in cui, dopo aver osato formulare rilievi critici più che sensati e del tutto legittimi se espressi in un partito in cui viga una qualche dialettica democratica, ma non così in un partito -caserma come quello del popolo della libertà", che di libertà in verità ne esprime un po' pochina, ha proposto una tregua in nome della comune alleanza, ed è stato ricambiato con una purga nel peggior stile staliniano, in nome giustappunto dell'anticomunismo.Certo si potrebbe obiettare che l'espressione del suo dissenso abbia toccato il Pdl nei suoi nervi più scoperti, avendo come bersaglio essenzialmente la corruzione e il suo malcostume politico, ma il fatto è che il partito ha la coda di paglia e non può accettare che qualcuno che non possa essere immediatamente tacciato di faziosità gratuita e qualificato come comunista o giustizialista esprima, come ha fatto Fini, qualcosa che sia sintonizzato sul semplice buon senso e che abbia un fondamento di verità che possa essere riconosciuto come tale anche dal proprio elettorato di centro-destra. Perciò chi osi formulare una qualche critica, peggio ancora se con spirito costruttivo e quindi proponendo soluzioni ragionevoli ma sgradite al premier e al suo entourage, come l'opportunità politica di indurre a rassegnare le dimissioni chi venga indagato per gravi reati e, invece di collaborare coi magistrati per dimostrare la propria eventuale innocenza, cerca di sottrarsi al giudizio, magari invocando il legittimo impedimento (vedasi Brancher) o chi, pur se non indagato, viene scoperto come titolare di frequentazioni pericolose con criminali patentati o capi piduisti condannati e magari anche componenti del CSM condizionabili alla vigilia di importanti sentenze riguardanti il premier (come Caliendo). Aveva davvero pensato Fini che il capo del regime non avrebbe osato varcare il limite che separa un partito autoritario e accentratore da uno di tipo padronale e dispotico? Pensava che le sue considerazioni, improntate all'emergere di un minimo di buonsenso fin qui sommerso o inespresso, potessero indurre il cavaliere a rivedere gli aspetti più deleteri di qualche suo provvedimento, cominciando a percepire un minimo di vergogna per le sue totalmente indecenti proposte di legge, o le ha pronunciate anche prevedendo di essere cacciato, contando di riversare la responsabilità sugli artefici dell'epurazione? Dietro l'ostentata tranquillità, immagino si debba celare una gran preoccupazione e un pentimento ormai troppo tardivo, per essere entrato nel partito del predellino", concedendo di fatto una delega in bianco al suo promotore e padrone. E' chiaro che fin dagli inizi era entrato a malincuore, non certo entusiasta del "progetto", ma solo perchè, principalmente a causa dello strapotere mediatico di Berlusconi, non vedeva spazi per una destra diversa e più "normale", non soggetta agli sbalzi di umore e agli interessi del suo monopolizzatore, che della destra ha recepito solo gli aspetti che più gli servivano, oltre ai toni propagandistici contro l'opposizione che ricalcano echi e temi d'altri tempi.L'errore era stato compiuto ancor prima, con la promozione di un patto stabile e in posizione subalterna della sua " Alleanza Nazionale" con "Forza Italia", e perciò stesso anche con la Lega, ma in seguito mentre altri, e cioè Casini con la sua Udc si era tirato indietro e non aveva accettato di sciogliersi fondendosi nel Partito della Libertà di (e per) Berlusconi, in un primo momento forse per motivi di "distinguo " tattico, oltre che per istintiva paura di essere fagocitato in quanto partito piccolo, ma poi via via, rinfrancato anche dal relativo successo elettorale, prendendo gusto nel poter esprimere felicemente posizioni autonome spesso critiche, anche se varie volte smentendo se stesso, ribaltando senza dichiararlo posizioni assunte o accettate in precedenza, quando era all'interno della triplice alleanza (più Bossi nel ruolo di mosca cocchiera.).Con la nascita del Pdl, l'incalzare delle grane giudiziarie del premier e del giungere al pettine di molti nodi, non ultimo la richiesta condita di ricatti a mezza voce di continuare a esser protetti da parte di personaggi più o meno equivoci legati alla sua corte, Berlusconi accentua il carattere " ad personam", sia pure allargato alle cricche e alle mafie, dei suoi provvedimenti legislativi, e al contempo, per dimostrare di svolgere la lotta contro la criminalità intensifica la lotta contro i clandestini, che diventano bersagli e insieme capri espiatori utili di tutta la propaganda anticriminalità berlusconiana. Ora si è aggiunto collocandosi direttamente in prima fila anche l'ex finiano LaRussa, che propone un intensificarsi della lotta contro l'immigrazione cosiddetta clandestina, col duplice scopo di dimostrare, a fronte degli attacchi concentrici al suo Pdl da parte dell'opposizione e dello stesso Fini, che la lotta contro la "criminalità" da parte del Pdl non conosce soste o ripensamenti, e di spostare l'attenzione dai falsi criminali pretestuosamente indicati da chi non è nel Pdl, quindi anche da Fini, nelle organizzazioni di tipo mafioso e nelle associazioni che assumono le configurazioni di cricche, composte da personaggi pubblici e privati corrotti e corruttori, a quelli che invece appaiono come i criminali veri, i clandestini! Trattasi di stranieri entrati senza poter godere del rilascio di un regolare permesso di soggiorno, o col permesso scaduto, senza aver potuto, grazie ai duri paletti della Bossi- Fini, ottenerne il rinnovo, e che pertanto assumono i connotati di autori del grave reato di clandestinità Contro questi criminali giustamente additati come altamente pericolosi il Ministro della Difesa, scavalcando la colomba Maroni, propone di prorogare il compito dell'esercito di affiancare le truppe di polizia nelle passeggiate nelle città, al fine di effettuare controlli. Già si capisce che in realtà neanche LaRussa creda più di tanto nella pericolosità di queste persone, per proporre una misura così poco incisiva nei confronti di veri criminali, ma forse suggestiva agli occhi di una parte della popolazione più abbindolabile. Vedere l'esercito scendere in campo dà l'idea della guerra, evoca la suggestione dell'uniforme, per quanto i militari potranno affiancare sempre meno polizia e carabinieri, i cui effettivi, ben più validi nei confronti di ben altra criminalità, sono stati al contempo, per pretese ragioni di bilancio, drasticamente ridotti. :Chissà, forse un giorno si potrebbe proporre la sostituzione generalizzata delle pattuglie di polizia regolare in favore di battaglioni militari, che potrebbero svolgere parate per la città, magari con fanfare e majorettes che potrebbero essere anche esteticamente molto gradite al presidente del Consiglio.E' da notare che non si parla più di ronde: la proposta-simbolo della Lega, punto forza, insieme all'enunciazione del reato di clandestinità, della precedente legge sulla sicurezza dell'attuale governo e potente calamita di plausi e critiche. Le ronde non sono in realtà mai entrate in funzione, perchè non si sono presentati cittadini, neanche padani, interessati a formarle, escluso qualche attivista di formazioni neoofasciste.Ma l'obiettivo di LaRussa in totale sintonia con Berlusconi è anche quello di obbligare Fini a pronunciarsi su tematiche su cui è palesemente dissenziente. Si vuole obbligarlo a sostenere l'azione del premier col ricatto delle elezioni anticipate, di cui ha evidente timore.Così si presume di obbligarlo a sconfessare le sue precedenti posizioni più morbide nei confronti degli immigrati e meno tollerante nei confronti dei macrocriminali più o meno legati al governo. Gli viene richiesta una formula abiura. Qualora poi l'abiura di quanto prima affermato si rivelasse, al momento della verifica del voto nelle aule parlamentari, soltanto formale e Fini seguito dalla sua pattuglia di pochi ma fedeli seguaci volesse riprendere ad attuare dei distinguo, si metterebbe in atto la minaccia delle elezioni anticipate, insieme a scomuniche e ad accuse di tradimento, condite dalla rivelazioni di veri o presunti, se non inventati scandali suoi o di altri del suo gruppo, a colpi di dichiarazioni, giornali e televisioni.Fini, dopo aver dichiarato che mai e poi mai se ne sarebbe andato dal partito di cui è fondatore, e da cui in quanto tale non potrebbe lecitamente essere cacciato, ha incassato il colpo e ha ribadito che, pur se bollato come rinnegato, lui è e continuerà ad essere sempre sostanzialmente d'accordo col programma del governo e del Pdl enunciato fin dall'inizio della legislatura e si è detto fiducioso che non si arriverà a elezioni anticipate perchè le riforme verranno varate di comune accordo.Bisognerà ora vedere quanto Fini, pur di non arrivare a sciogliere le camere, sia disposto ad ingoiare un rospo sempre più grosso, perchè è altamente probabile che Berlusconi intenda a questo punto fare la voce grossa, chiedendo di approvare tutte le leggi su (o meglio, in realtà, contro) la giustizia nella versione peggiore. Ha sempre detto di non essere d'accordo con le modifiche concordate in un'estenuante trattativa tra i berluscones e i finiani, che snaturavano la legge anti-intercettazioni, non garantendo più un totale silenzio-stampa e un completo blocco delle indagini, in ossequio al patto che il premier avrebbe stipulato con gli elettori. Ha aspettato che fosse approvata senza incidenti la manovra economico--finanziaria, per poi attuare l'epurazione che aveva in mente già da tempo contro i dissidenti. A questo punto, una volta cacciati dal partito, e riversata contro di loro una campagna mediatica denigratoria senza precedenti, a livello politico come personale, gli chiede un patto di fedeltà assoluta (magari richiederà loro un giuramento di fedeltà come già fatto con i governatori delle regioni), su tutti i temi del suo programma ma a cominciare dalle leggi che più gli stanno a cuore, che saranno le prime a richiedere una verifica parlamentare probabilmente con relativa fiducia, onde evitare problemi dovuti a ripensamenti. Così la legge contro le intercettazioni (e le indagini) potrebbe tornare a essere riproposta alla Camera come già approvata al Senato, senza tener conto di alcuna modifica già promessa.. In realtà anche questa versione è considerata troppo tollerante nei confronti di giudici e giornalisti dal presidente del consiglio che proprio per questa ragione ha motivato la sua astensione nella votazione, sapendo che comunque la maggioranza l'avrebbe approvata e che in quel momento era il "meglio" che si potesse ottenere, ma dal momento che Fini non si è accontentato, continuando a seguire le sirene di caste di giornalisti e giudici, se non addirittura di una sinistra di opposizione inascoltabile, la corda si è spezzata e potrebbe non essere più necessario un dialogo. Come altrimenti interpretare la subitanea riproposizione del "processo breve" che Fini era riuscito a infilare in un binario morto?Sembrerebbe proprio che, anche se Fini ha dimostrato di avere più sostenitori di quanti Berlusconi sospettasse, il suo spazio di manovra non si sia ampliato, dimostrandosi molto sensibile alla paura di arrivare troppo presto alle elezioni. Se la paura delle elezioni condiziona anche il PD, attanaglia addirittura Fini.Eppure è qui che si gioca la sua credibilità, già in parte compromessa.dal suo comportamento altalenante (critiche e condivisione, fronda e sostegno, polemica e astensione).Fini ottiene certamente maggiori consensi nella destra europea, che è tutt'altro che abbagliata dal premier, anzi è preoccupata per le sue iniziative spesso in contrasto con le più avanzate leggi emanate dall'UE in tema di libertà di stampa e di rete, lotta alle mafie, salvaguardia dell'ambiente, riduzione delle emissioni nocive e inquinanti ecc., ma in Italia l'offuscamento delle coscienze e la loro manipolazione passivizzante è tale da non poter consentire ragionamenti di tipo prevalentemente razionale. Compito dell'opposizione è incalzarlo e sfidarlo invitandolo a dimostrarsi conseguente nelle sue affermazioni critiche e a non tornare indietro per viltà o malinteso senso di opportunismo..Certo, la legge elettorale pensata per un sistema bipolare non aiuta e scoraggia la formazione di un certo polo, ma la battaglia va condotta sempre sui contenuti prima che sulle alleanze.Battere Berlusconi, screditandolo agli occhi dell'opinione pubblica come nemico della democrazia, della verità e della giustizia, in definitiva dell 'Italia, disposto a cedere il nord del paese ai secessionisti e il sud alle mafie, è il compito e il dovere principale di ogni persona onesta e consapevole.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento