domenica 27 giugno 2010

Caro concittadino/a, questo messaggio vuole essere un invito a una riflessione seria, al di là di ogni intento di strumentale propaganda. Vuole essere anzitutto un grido d'allarme per le condizioni in cui versa il nostro paese. Come fino ad oggi (ma da domani meno facilmente) possiamo ancora apprendere dai giornali, lo sviluppo economico, sociale e civile della nostra Italia è gravemente ostacolato e distorto da un cancro che ne divora le radici: il dilagare di un sistema di illegalità diffusa, che per lo più è intrecciato o è esso stesso criminalità organizzata, spesso di stampo mafioso, che si avvantaggia di una classe politica corrotta e compiacente. Non c'è giorno in cui non vengano scoperti nuovi scandali, nuove connivenze tra società di malaffare e potenti di turno collusi. Questa situazione impedisce alle persone e alle imprese oneste di farsi valere potendo competere alla pari, ai giovani non raccomandati di trovare un lavoro, chi lavora spesso è sottoposto a ricatti, mentre il nostro territorio è devastato da ogni tipo di reato ambientale (dagli abusi edilizi ai peggiori veleni portati dai traffici illegali di rifiuti.). La corruzione, gli sprechi, il riciclaggio del denaro ricavato dall'evasione o da traffici illeciti portano a peggiorare visibilmente le condizioni di vita della gente e a distruggere l'ambiente intorno a noi.A una macrocriminalità che si fonda su forme di illegalità pubblica diffusa, si affianca la crescita della microcriminalità e la violenza privata interpersonale, collegate alla crisi economica che accentua il progressivo venir meno di valori civici condivisi come il rispetto, la tolleranza, la solidarietà, la correttezza. Quali potrebbero o dovrebbero essere gli antidoti a questa situazione? Una classe politica e dirigente onesta, che anzitutto dovrebbe fornire degli esempi positivi e non ponesse al contrarie come impegno prioritario l'occultamento deille proprie personali malefatte, e che volesse davvero combattere e non assecondare l'impunità, fornendo risorse anzichè tagliandole a chi, come la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza, e non ultimo i magistrati, svolge opera di contrasto al crimine, e supportandone l'attività con leggi appropriate. Si dice che mancano i fondi da stanziare a questo scopo: ma la scoperta di una gran parte di reati, quali truffe, corruzioni, attività illegali, riciclaggi ecc. portano a recuperare somme ben maggiori di quelle spese, per non parlare della necessità sociale e morale di colpire il crimine: in questo caso, chi più spende meno spende. A sostenere quest'opera così necessaria di contrasto al crimine, si è sempre più rivelato utile in questi anni lo strumento dell'intercettazione, che si è rivelato decisivo e il più delle volte insostituibile. Oltre ad aver permesso la scoperta di autori di reati di ogni tipo, ha reso certamente la vita più difficile ai loro autori, magari riuscendo anche a scoraggiarne qualcuno più indeciso.Ma lo strumento dell'intercettazione, per poter essere davvero efficace, deve poter essere utilizzato dagli inquirenti in modo rapido e agevole, senza intoppi burocratici o limiti predeterminati, esterni all'attività investigativa e quindi ignari delle sue reali esigenze. Perciò deve essere lasciato al singolo giudice la responsabilità di decidere della necessità di ricorrervi, beninteso per reali necessità investigative. Già oggi ad esempio non ne viene previsto un uso indiscriminato, ad esempio si può intercettare solo in caso di ricerca dei responsabili di reati di una certa entità.Ma il ddl cosiddetto anti-intercettazioni che è stato appena approvato al Senato dichiara esplicitamente di voler limitarne l'uso (motivo del resto per cui è nato), in quanto fino ad oggi -ci dicono- più che di uso se ne sarebbe fatto un abuso. Quindi, in una situazione di emergenza come quella sopra menzionata, la preoccupazione maggiore del governo non è quello di far pulizia al suo interno ed intorno, ma, al contrario, di rendere più difficile che i reati vengano scoperti, perseguiti e portati al vaglio della pubblica opinione. Per la verità, solo qualche settimana fa il governo, dopo l'emergere dell'ultimo scandalo di turno (quello della casa di lusso pagata e ristrutturata al ministro Scajola dall'imprenditore Anemone e degli affari della cosiddetta "cricca", con gravi responsabilità dirette di Verdini e Bertolaso). pur precipitandosi a dire che si trattava di casi isolati e nient'affatto di un sistema consolidato come proprio pareva delinearsi, aveva dovuto, per arginare la caduta di consensi attribuita dai sondaggi, affrettarsi a proporre una pallidissima legge anti-corruzione, più che altro di facciata, poi però subito messa da parte a favore di una legge secondo lui ben più urgente e utile: quella appunto di cui si parla, dell'abuso di intercettazioni.Ci sembra peraltro che, più di un eventuale abuso di intercettazioni, sia da colpire l'abuso di reati. In presenza di una situazione così grave, chi può realmente a priori stabilire in quale misura ottimale vi si debba ricorrere? E, quale sarebbe il grave danno eventualmente causato da un uso considerato, a posteriori, eccessivo? Chi ha in tutta fretta voluto l'approvazione del ddl ha usato l'argomento di un eccessivo costo dello strumento intercettivo. Ma ogni altro strumento, se ancora se ne vogliano usare per contrastare crimini e reati, ha un costo ben superiore e spesso non ha la stessa efficacia. Quindi il rapporto costi- benefici, anche in un'ottica di pura contabilità e quindi, a fronte di altre considerazioni, molto limitativa, non sembrerebbe ugualmente reggere. E poi il governo potrebbe, se lo volesse, stabilire delle convenzioni vantaggiose con le società telefoniche, come avviene in altri stati, e non pagarle singolarmente per poi dire che costano troppo.Ci dicono che in altri stati intercettano molto meno: a parte il fatto che la quantità delle intercettazioni necessarie non va parametrata secondo quanto è necessario ad altri (purtroppo l'Italia detiene un primato molto poco invidiabile per quanto riguarda una gran serie di reati compiuti da pubblici amministratori e per la presenza invasiva di organizzazioni mafiose), neanche questo corrisponde peraltro a verità: gli Stati Uniti, come ha ben documentato Travaglio, intercettano soltanto i giudici ben venti volte di più, e in quel paese non sono solo loroa poterlo fare ma anche altri organi inquirenti, e ogni volta che autonomamente lo ritengano necessario. In tutta l'Europa del resto le intercettazioni, insieme ad altri sofisticati strumenti tecnologici innovativi, sono in espansione, non solo per colpire, ma anche per prevenire i reati. In tutto il mondo, se si escludono pochi paesi a regime dittatoriale, la magistratura è indipendente e la stampa è libera. Quindi, se vogliamo davvero imitare l'Europa, non è certo quella intrapresa dal governo la strada da seguire. Ma l'argomento "principe" evocato è quello della pretesa tutela della privacy. Anche in questo caso ogni altro strumento che se necessario ci sembra debba comunque essere utilizzato, è molto più invasivo (si pensi a un pedinamento o a indagini sulla vita privata ottenute con altri mezzi). E poi, come mai la tutela della privacy viene fuori ogni volta che si scoprono coinvolgimenti di personaggi pubblici per lo più appartenenti alla casta in affari loschi? Di chi si vuole procedere davvero la privacy?Ci dicono che il peggior pericolo per i cittadini verrebbe non da chi delinque, ma dai giudici "guardoni", come se, nella situazione in cui versa la giustizia, si divertissero a perder tempo ad ascoltare chiacchiere telefoniche! Ma perchè il governo non se la prende allora con le riviste di gossip, che raccolgono ogni tipo di indiscrezione, vera o falsa che sia, e la divulgano per fini di lucro? Perchè non è realmente il gossip che preoccupa la nostra classe politica, quanto la possibilità che emergano prove e notizie di reato. Poi ci sarebbero i giornalisti, che sarebbero colpevoli di fughe di notizie. Ma in realtà fino ad oggi, dal momento che qualcuno è avvertito di essere indagato e gli atti sono a disposizione delle parti e quindi non più coperti da segreto, è ,perfettamente lecito parlarne o pubblicarli: ed è per questo che il ddl ha previsto che invece non lo si possa fare fino all'inizio del processo, a volte dopo molti anni.Ci sembrerebbe necessario invece che il cittadino abbia il diritto di sapere quali sono le indagini in corso e quali sono gli elementi su cui si basano, anche per potersi allertare e difendere. Pensiamo ad esempio se non si fosse saputo niente dei crimini compiuti dalla clinica Santa Rita, considerata fiore all'occhiello della sanità lombarda, dove invece venivano addirittura tolti organi o effettuati trapianti non necessari a scapito di enormi rischi per la salute dei malcapitati pazienti, col solo scopo di arricchirsi ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. Quante persone avrebbero continuato ad essere truffate e gravemente danneggiate?Invece l'unica possibilità concessa, grazie alle modifiche richieste da Fini e subite con gran disappunto dal capo del governo che insisteva per un silenzio stampa completo su qualunque indagine, sarà la facoltà, dopo che l'indagato sarà informato del proprio stato, di fornire un "riassunto", degli atti di indagine, (ma in nessun caso dei contenutiti delle intercettazioni), riassunto necessariamente meno oggettivo, svolto da chi ha in mano i mezzi di informazione. E come si fa a stabilire se il riassunto è abbastanza riassuntivo o deborda rischiando di far sanzionare o multare pesantemente giornalista ed editore? Altro che "fatti separati dalle opinioni". Gli elementi concreti, reali, oggettivi, non si possono dare. Forse la verità può far paura; meglio allora, se proprio è necessario dire qualcosa, fornirne una versione addomesticata sotto forma di "riassunto", che magari non tutelerà neanch'esso la "privacy" dell'indagato, ma in ogni caso sarà sempre meglio che il riportare gli atti di indagine con le loro parole, cosa gravemente sanzionata. E se chi non accetta il riassunto fatto dalla stampa governativa potrà essere sempre tacciato di faziosità o magari querelato, nella proibizione di effettuare riscontri precisi di quanto riportato negli atti giudiziari.In ogni caso su ogni cronista ed editore peserà una spada di Damocle, e ci saranno sanzioni con ricorsi, querele e quant'altro possa contribuire a intimorire e ricattare giornalisti ed editori, e a ingolfare ancor più la macchina della giustizia che dovrebbe invece pensare a occuparsi di ben altro. Le pene, in termini di sanzioni pecuniarie e di carcere per i giornalisti, e per gli editori in termini così pesanti da far fallire qualsiasi casa editrice, escluso forse quelle ricchissime perchè legate al governo, che d'altronde non avranno interesse a pubblicare notizie proibite, obbligheranno ogni editore, anche il più liberale, pena il proprio fallimento, a un controllo capillare nei confronti di ogni giornalista e a una censura pesantissima verso ogni "riassunto" di notizie relative a indagini in corso. Se ci sono delle intercettazioni in cui viene fatta menzione di aspetti privati dell'indagato o che toccano persone che non c'entrano, il modo migliore, come magistrati e giornalisti hanno più volte proposto, sarebbe quello di prevedere un obbligo per il magistrato di stralciare questi aspetti dal resto e la sua responsabilità personale per ciò che dovesse uscire in modo illecito.In ogni caso, se si dovesse arrivare al processo, e non si fosse previsto quest'obbligo, col ddl in questione cadrebbe comunque ogni tutela della privacy. Quindi se il problema fosse veramente stato quello di non informare l'opinione pubblica di aspetti più strettamente privati e non rilevanti ai fini processuali, si sarebbe scelta questa strada e non si sarebbe intervenuti su nient'altro.Inoltre, tranne in casi eccezionali in deroga, non si potrà più neanche pubblicare i nomi dei magistrati titolari di un'inchiesta, nè tanto meno diffonderne l'immagine. Opacità e anonimato. Ma non era bisognava garantire trasparenza nella pubblica amministrazione, tanto che ogni semplice impiegato doveva portare una targhetta con il proprio nome? Davvero, questa "tuteladella privacy" dei magistrati, ancorchè scandalosa, non è certo da loro richiesta. I magistrati più coraggiosi, per essere sostenuti hanno bisogno di essere conosciuti, ed è bene anche che l'opinione pubblica possa identificare chi non lavora altrettanto bene.Ma soprattutto, cosa c'entra la privacy con i rigidi limiti e gli intoppi burocratici tesi a rendere molto più ardue, oltrechè costose le intercettazioni ancora permesse? E perfino l'acquisizione dei semplici tabulati telefonici?Ci dicono che in ogni caso queste limitazioni non toccano i reati di omicidio,mafia e terrorismo. In realtà sono solo previsti dei limiti più larghi (40 giorni prorogabili di 20 alla volta). E poi come si fa a stabilire a priori che un reato di tipo comune è collegato con la mafia? La mafia non costituisce una fattispecie di reato che si possa considerare a sè stante, ma si collega e si esplica in una serie di altri reati, principalmente l'usura, il riciclaggio, l'estorsione, il traffico di rifiuti, lo spaccio di droga, lo sfruttamento della prostituzione, a volte anche sequestri e omicidi. Per questa ragione era stata avanzata la richiesta di non prevedere limiti così rigidi almeno per i reati-più tipicamente "mafiosi" quali i primi enunciati. Ma il capo del governo non ne ha voluto sapere. Quindi ci sarebbe da pensare che non si voglia più veramente combattere neanche la mafia, alla faccia degli sbandierati risultati fino ad oggi ottenuti. Purtroppo "le mafie" continuano a crescere all'ombra della corruzione dilagante, e delle impunità promesse, nonostante gli sforzi encomiabili delle forze dell'ordine. Ma forse certi accordi sottobanco con le cosche rendono necessario bloccare anche quest'impegno di contrasto. Infatti viene smantellata anche la normativa voluta dal giudice Falcone che rendeva appunto più facile intercettare. Così, praticamente per tutti gli altri reati, nei casi in cui si potranno ancora richiedere le intercettazioni, scatterà la soglia del tetto di spesa massimo consentito, dei sessanta giorni prorogabili in 75 e poi eventualmente di 72 ore in 72 ore, con una procedura improponibile tanto più in una situazione di mancanza di mezzi e di abbondanza di cause che aspettano di essere trattate come quella italiana ,cause che spesso vengono ritardate fino ad arrivare alla prescrizione che è stata resa più veloce da un altro decreto emanato dal capo del governo attuale nella legislatura 2001-2008: la famosa legge Cirielli che ha dimezzato appunto i tempi di prescrizione. E , non essendo questa legge ancora sufficiente a garantire sempre lacertezza assoluta dell'impunità, lo stesso capo del governo l'anno scorso aveva previsto con la legge cosiddetta del "processo breve", di accorciare in modo ancor molto più drastico i tempi dopo di che il processo si doveva interrompere, mentre nello stesso tempo erano state varate norme processuali atte ad allungare con lungaggini burocratiche inutili e ripetitive il processo! Lo spreco di risorse diventa necessario a tenere in piedi una gigantesca finzione che, anzichè garantire il corretto svolgimento del processo, mira a paralizzarlo.il "processo breve", di fronte al sollevarsi di proteste da ogni parte, dopo essere stato approvato al Senato, è stato per ora sospeso, mentre è stata ritirata fuori questa legge sulle intercettazioni, che a sua volta era stata già approvata da un ramo del Parlamento l'anno scorso e poi sospesa; chissà, non dovesse bastare, anche l'altra legge ammazzasentenze, cioè quella del "processo breve, potrebbe essere tirata fuori dal cassetto.Ora, con questo ddl sulle intercettazioni, per richiedere l'autorizzazione a svolgerle gli organi di polizia inquirenti dovranno di volta in volta rivolgersi a un tribunale composto da ben tre giudici, sito nel capoluogo di provincia, dove dovranno mandare tutti gli atti processuali, costituiti da faldoni cartacei (ma dov'è l'informatizzazione promessa da Brunetta?). La richiesta dovrà essere fatta sulla base di gravi indizi di reato, sulla base di elementi diversi dalle intercettazioni: perciò se nel corso di un 'intercettazione di un indagato X si nomina Yquale possibili complice o autore di reati, su questa sola base indiziaria l'intercettazione su Y non potrà essere concessa, come neppure sulla base di una semplice confidenza di un pentito, laddove non esistano ancora riscontri diversi dalle intercettazioni stesse.. E così anche per le successive richieste di proroga, che dovranno essere motivate ogni volta da nuove esigenze di indagine suffragate da nuovi elementi intervenuti. I tre giudici, che potrebbero anche essere diversi (non possono mica restare a disposizione delle richieste di intercettazione non occupandosi più di nient'altro, dovranno di volta in volta riunirsi, esaminare tutto ciò che è stato prodotto fino ad allora in una data attività di indagine ed eventualmente emettere un'autorizzazione motivata, rispedendo richiesta e faldoni alla base. E tutto questo ogni volta che viene richiesta una singola proroga, anche di sole72 ore, col rischio di intercettare a intermittenza. C'è da scommettere che durante i ponti delle festività, e ancor più ad agosto, si programmeranno e si commenteranno liberamente molti più reati.Tutto questo porterà a un'inefficienza generale, a un notevole spreco di risorse professionali e di denaro, e alla prescrizione di molti altri processi a causa dei troppi impegni di natura burocratica gravanti sui giudici. Altro inghippo: sarà impossibile, se si compie un'intercettazione per dei sospetti su un certo reato e se ne scopre un altro, utilizzarla per questo. Per esempio, se si intercetta per un'estorsione e si scopre un omicidio non direttamente correlato, l'intercettazione non vale, si deve far finta di non aver sentito niente.Eppure i finiani si dichiarano abbastanza soddisfatti del cambiamento ottenuto: in effetti, nella prima stesura la legge prevedeva che si potesse intercettare solo qualcuno su cui già pesassero gravi elementi di colpevolezza, cioè dopo che già si fosse scoperto che era il colpevole, rendendo a quel punto pressochè superflua l'intercettazione stessa per lui, e comunque non valida al fine di trovare eventuali correi come già detto.Inoltre: le microspie non potranno mai essere messe in luoghi privati, come le case o le automobili, o i circoli privati, a meno che non si abbia la certezza che in quel luogo proprio in quel momento si stia commettere un reato (mai quindi se si debba indagare su un reato già commesso o che si presume in fase di organizzazione). Le concessioni fatte alla componente finiana della maggioranza però ha fatto qualche concessione relativamente alle intercettazioni ,ambientali disposte nei luoghi pubblici, sempre con la stessa procedura burocratica di richiesta: però non più di tre giorni, eccezionalmente prorogabili, sempre avvalendosi della solita procedura macchinosa, efficace solo a far perdere tempo e soldi, scoraggiando o impedendo spesso la prosecuzione dell'indagine.Sarà impossibile registrare anche una semplice conversazione tra sè e un interlocutore e renderla pubblica, se non si è giornalisti di professione: la pena è di 4 anni di carcere, quindi non ci si potrà procurare le prove di truffe o quant'altro.Sarà impossibile mettere sotto sorveglianza il telefono di vittime di reati quali sequestri, ricatti, usura, estorsione ecc. senza il loro consenso, che nella maggioranza dei casi non viene esplicitato per paura o perchè sotto ricatto. Per i reati di pedofilia, viene esluso (dicono per il momento) l'arresto in caso di flagranza.Se si vuole indagare su un sacerdote, occorre prioritariamente avvertire il Vescovo (che verosimilmente potrebbe metterlo sull'avviso-..-).Nessun giudice potrebbe più intercettare comunicazioni che avessero come interlocutori agenti ddei servizi segreti, nenche se si sospettasse e si ricercassero prove di eventuali deviazioni (purtroppo molto frequenti e pericolose, almeno da un cinquantennio a questa parte)Sono proibite le riprese televisive dei processi, con qualche limitata deroga..
Davvero, il sospetto è che questa legge sia molto più idonea a legare le mani a giudici e organi inquirenti che non ad ammanettare chi compie reati. Del resto, è lo stesso capo del governo che, in un momento in cui si riescono a scoprire tante malefatte che prima rimanevano nascoste, anzichè lodare e incoraggiare scrittori coraggiosi come Saviano e magistrati validi che non si fanno corrompere, getta su loro discredito auspicando che parlino meno e ostacolando il loro lavoro. Saviano viene accusato di parlar male dell'Italia, e il magistrato che rilasciasse qualsiasi tipo di dichiarazione o informazione sulle indagini in corso, potrebbe vedersi tolta l'indagine che così dovrebbe ricominciare daccapo con un altro giudice mentre continuerebbe ad avvicinarsi la data della prescrizione.E sembra abbiano davvero una gran fretta: a Fini, che, regolamento della camera in mano, faceva notare che questa legge non sarebbe potuta approdare alla Camera prima di agosto e perciò sarebbe slittata direttamente a settembre, dopo la pausa estiva, Quagliariello ha assicurato la disponibilità per il Pdl di restare a lavorare alla Camera anche nel mese di agosto, così finalmente, dopo, sarebbe possibile chiacchierare al telefono in pace. Dicono "ai cittadini", ma noi possiamo immaginare a chi si riferiscono.La fretta probabilmente deriva anche dalla paura che escano intercettazioni dalle inchieste in corso; infatti le nuove norme, in modo del tutto inusuale e probabilmente incostituzionale, dovranno valere retroattivamente anche per le inchieste già avviate. Insomma, sembrerebbe trattarsi di una vera emergenza da Protezione civile!Come è possibile tollerare tutto questo? Come è possibile accettare che chi cerca di applicare un po' di giustizia sia costretto a una corsa ad ostacoli, quasi una sorta di gioco dell'oca truccato? E proprio da quella classe di governo che ha fatto la propria campagna e le proprie fortune elettorali proprio ergendosi a paladina e custode della sicurezza dei cittadini? E che ora per salvare se stessa e la cricca a lei contigua non si fa il minimo scrupolo di continuare ostinatamente e in modo del tutto spregiudicato l'opera di affossamento della giustizia e di soffocamento della libera stampa? In questo modo resteranno tra l'altro impuniti tantissimi altri reati comuni, alla faccia della tanto conclamata sicurezza! Per evitare che la pubblica opinione insorga se ne impedisce il resoconto sperando che la situazione, in un'attesa resa sempre più lunga, del processo, si decanti e che questo magari non si tenga mai, per la difficoltà di raccogliere prove o per l'arrivo della solita prescrizione. Così, in assenza di notizie puntuali e precise, ci potranno sempre dire che "tutto va bene", e che chi afferma il contrario è un bugiardo o un fazioso, e magari se esagera va pesantemente sanzionato perchè si penta e non perseveri nell'errore. Ed è quindi del tutto sbagliato che questo interessi solo gli addetti al settore, come giudici , poliziotti o giornalisti: riguarda invece tutti noi. Tutti noi abbiamo bisogno di una giustizia efficiente. Quando poi ci capitasse o ci accorgessimo di subire personalmente un grave torto, al momento di ricercare qualche forma di giustizia, ci sentiremo ancor più.presi in giro e resteremo sempre più isolati e scoraggiati. E magari ci faranno credere che la colpa è sempre e solo della magistratura lenta e incapace, e che quindi si merita ogni critica da parte del governo, e anzi ha bisogno di una riforma che stanno già predisponendo e che ne limiterebbe moltissimo l'autonomia e la porterebbe ad essere controllata direttamente dal governo.Intanto, a fronte di "singoli" casi non risolti da giudici inefficienti, e che potrebbero molti di noi ma non avere risonanza pubblica, il governo potrà invece sbandierare pubblicamente il sensibile calo generalizzato dei processi e delle condanne, nonchè ovviamente delle indagini per quel che se ne potrà parlare, attribuendo tutto al calo dei reati dovuto alla propria azione politica, mentre in realtà la criminalità si sentirà molto più libera e potrà rafforzarsi ridendo alle spalle dei cittadini onesti e delle sue stesse vittime,. proprio come ridevano quegli imprenditori disonesti la notte del terremoto, pregustando soldi a palate e organizzando sistemi disonesti per ottenerli.E questa sarebbe la beffa maggiore: aver rinunciato alla libera informazione, alla libera espressione del pensiero, quindi a una buona fetta di democrazia in cambio di cosa? Di una maggior sicurezza? No, del suo esatto contrario. Ma a tutto questo, se ne siamo consapevoli, possiamo e dobbiamo ribellarci, ne abbiamo il diritto-dovere, non per favorire questo o quello schieramento politico, ma semplicemente per noi stessi, per i nostri figli e per il nostro paese. Non ci dobbiamo assuefare a questo stato di cose come è avvenuto fino ad oggi, Ci siamo abituati magari a essere insoddisfatti, ma a non andare oltre al mugugno, forse per la difficoltà di comprendere fino in fondo su quale china pericolosa eravamo diretti. Difficoltà derivante forse anche dalla paura di riconoscere che avevamo sbagliato a fidarci della classe politica rilasciandole una delega in bianco da un lato, o, non fidandoci dell a "politica" in generale, pensare che fosse meglio non preoccuparci di conoscere cosa stessero combinando. Così di fatto abbiamo creduto, o non protestando abbiamo dato l'impressione di credere, a quanto volevano propinarci.Col risultato che chi è al governo ha sempre continuato a perseguire i propri comodi, affermando di avere il consenso degli italiani, per il semplice fatto che il proprio partito ha avuto non la maggioranza assoluta dei voti, ma piu voti degli altri: Questo semplice fatto viene interpretato non come una maggior responsabilità da assumere di fronte a tutto il paese, ma come il diritto a governare a proprio piacimento, infischiandosi delle regole democratiche e degli interessi reali del paese. Ma di fronte a leggi sempre più sfrontatamente illiberali e distruttive di quel che resta della legalità e della civiltà nel nostro paese, dobbiamo smettere di far finta di non vedere, ma essere capaci di smascherare questo gigantesco bluff, pronunciarci ad alta voce, tempestare di lettere i giornali, di e-mail il Parlamento e la Presidenza, dichiarare pubblicamente che abbiamo capito qual è il loro gioco e non siamo disposti a farci prendere in giro. Chi non ha niente da nascondere non ha paura di essere intercettato, intanto perchè non lo sarà mai, e poi perchè anche se per errore lo fosse non ne riporterebbe alcun danno: gran danno al contrario sarebbe causato dalla paralisi delle indagini da compiere su chi ha davvero gravi cose da nascondere.Dobbiamo spiegare qual'è la posta in gioco a chi non l'ha capito, firmare petizioni, manifestare, denunciare, sostenere la libera stampa, cercare canali alternativi per informarci e informare. Dobbiamo trovare nuove forme per manifestare il nostro dissenso e la nostra indignazione. Non arrendiamoci, non consegniamo il futuro alle mafie (fuori e dentro le istituzioni)!
Fin qui era la lettera, forse un po' lunga, ma io sono contraria alle "letterine".P.S. Ultim'ora: Pare che Bossi, che è l'unico che possa bloccare Berlusconi, si sia preoccupato per le forti perplessità manifestate daa Fini e (meno) da Napolitano, e abbia convinto il capo del governo a rinviare il tutto a settembre. In fin dei conti Bossi non aveva grossi motivi personali per appoggiare questa legge, se non quella di dimostrare totale fedeltà al suo alleato. Ma se la situazione degenerava, era il suo principale, se non unico obiettivo, che finiva per rimetterci: il federalismo, già messo a dura prova dalla manovra recessiva in atto dal fedele Tremonti, e che quindi va cambiata senza però compromettere troppo l'alleato.Non mi sembra però che possiamo anche quest'anno, proprio come un anno fa, brindare allo scampato pericolo, perchè Berlusconi ha troppo interesse, o addirittura bisogno, di bloccare giudici e giornalisti, per coprire se stesso e mantenere le promesse fatte ai suoi amici e complici. Possiamo però approfittare della pausa estiva per sensibilizzare la popolazione; ciò è importante per non giungere impreparati alla prossima mossa, anzi per scoraggiare il prosieguo di questa partita a scacchi in cui le mosse a volte sono lentissime, a volte rapidissime e incalzanti. Ed anche per continuare a far comprendere che razza di leggi questo governo vorrebbe farci digerire, per contribuire a farlo perdere di credibilità.

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